Quando si legge un giallo, più ancora che con i romanzi di altro genere, la lettura è una corsa a velocità più o meno sostenuta verso le ultime pagine, perché è qui che si nasconde la verità. Ma un ottimo giallo ha in realtà una doppia anima. Una che ti proietta verso il finale, perché l’intrigo ti prende talmente tanto che non vedi l’ora di scoprire come sono andate davvero le cose. L’altra che invece ti trattiene sulla singola pagina, a goderti personaggi, ambientazione, dialoghi… Ti cattura con i dettagli, ti affascina con le suggestioni, tanto che quando sei arrivato alla fine, e la storia è ormai tutta nella tua testa, per un verso persino ti dispiace.

È un po’come quando si parte per una vacanza: è ovvio che la meta è il piacere più grande, ma, come si dice spesso, anche il viaggio deve essere parte del divertimento. Ecco cos’è L’enigma di Leonardo: un viaggio ben riuscito, di quelli che t’incollano al finestrino per non perderti nessun dettaglio del paesaggio che scorre. Innanzitutto i luoghi, perché il mistero si svolge tra i caruggi di Genova e gli splendidi colori delle palazzate di Camogli.

Poi il protagonista, il commissario Marco Luciani, testardo cercatore di verità dall’ironia tagliente, diviso tra professione e vita privata; con lui, una serie di personaggi “minori” le cui storie individuali aggiungono colore e calore. E infine il vero protagonista di questa storia, un ritratto dal fascino enigmatico e magnetico dietro cui potrebbe nascondersi la mano di uno degli artisti più affascinanti di tutti i tempi: Leonardo Da Vinci.

Ora non resta che lasciarvi al vostro viaggio. Se vi conquisterà come ha fatto con noi, sai mai che non si avveri il pronostico di Aldo Cazzullo, che di Claudio Paglieri ha detto: “Presto sarà riconosciuto per quel che è: il miglior giallista italiano.”