L’occhio del traduttore  è diverso da quello del lettore. Dove il lettore si affida alla pagina, si lascia trascinare dalla storia, il traduttore si ferma sulle parole, sul loro significato profondo, per trasmettere in una lingua diversa, con modi diversi e un ritmo diverso quello che l’autore ha voluto dire, le immagini e i personaggi che ha creato.

Ma quando anche il traduttore, oltre a svolgere questo indispensabile lavoro, si fa trascinare dalla trama e, pur sapendo come la storia procede, si lascia catturare, una pagina dopo l’altra, affascinato dagli snodi narrativi e dalla maestria dell’autore, be’, a questo punto il romanzo è davvero riuscito.

E’ quello che è successo a me che, prima ancora di essere il traduttore, sono stata l’editor di Michael Connelly, la persona che l’ha acquisito per farlo diventare, nella sua versione italiana, patrimonio della Piemme.

E’ sorprendente che, conoscendolo così bene, da Debito di sangue, il primo romanzo uscito nel 1998,  a Il respiro del drago, io sia rimasta ancora sorpresa dalla capacità che ha Michael Connelly di costruire delle trame appassionanti e di dipingere personaggi mai banali, anzi, spesso originali e inconsueti. Mickey Haller, l’avvocato difensore che gli appassionati di Connelly conoscono bene per averlo già visto nel ruolo di protagonista in parecchi romanzi, è decisamente un personaggio fuori dal comune. Una sorta di ribelle, indifferente ai riti e alle convenzioni, un lupo solitario che riesce a legare solo con i suoi pochi collaboratori, le uniche persone con cui faccia squadra. Ma anche la protagonista de Il quinto testimone è  piuttosto anomala. Lisa Trammel, accusata di omicidio, non è una donna gradevole. Mickey la conosce bene perché, prima ancora di difenderla dall’accusa per cui Lisa rischia la pena di morte, si era occupato di lei quando la banca con cui la donna aveva contratto un mutuo l’aveva minacciata di confiscarle la casa.  Lisa è instabile, capricciosa, esibizionista, e già l’idea di tratteggiare un’eroina che non è un campione di simpatia a me sembra un colpo di genio, perché aiuta il lettore a concentrarsi sulla figura di Mickey, che nonostante le sue stranezze è e rimane il vero eroe positivo. Non solo, ma il personaggio di Lisa, così come l’autore ce lo rappresenta, finisce per tenerci di continuo con il fiato sospeso. Sarà davvero innocente, così come sostiene di essere e come lo stesso Haller finisce per credere? E il movimento che fonda per proteggere quelli come lei dall’invadenza delle banche è il segno di una profonda coscienza sociale o non piuttosto la manifestazione di una sorta di delirio di onnipotenza?

Ma là dove l’autore si rivela davvero un maestro è nel finale, un colpo di scena improvviso, inatteso, sconcertante, che ci coglie di sorpresa e ci riempie di ammirazione.

Grande Michael Connelly, che ha saputo tendere la sua rete con straordinaria abilità e geniale astuzia al punto che, come si è visto, anche il traduttore vi è rimasto impigliato.