Come nella vita, l’innamoramento per un libro può avere molteplici volti.

A volte nasce lentamente e cresce con lo svolgimento della trama, altre, invece, è una folgorazione che però si spegne dopo i primi capitoli, come un fuoco di paglia.

E poi c’è Quel libro; quello che è in grado di tenerti attaccato alle pagine, dalla prima all’ultima, ma che leggendo centellini, perché sai che sta per terminare, mentre vorresti che continuasse a stare con te, ancora un po’; quello che puoi rileggere anche sei volte (e lavorando in una casa editrice capita spesso) e trovare ancora più profondo e intenso di quanto ricordassi; quello che puoi sottolineare o citare durante una cena con gli amici, perché dentro di te ha lasciato qualcosa.

Quel libro, per me, è questo libro: Tutta questa vita di Raffaella Romagnolo.

La storia di una ragazza di sedici anni, e molto di più. La storia fresca e delicata di un’adolescente che vorrebbe vivere a modo suo, in un’età e in un mondo dove solo l’omologazione permette di essere qualcuno. La storia di una sorella, di una bambina e, poi, una giovane adulta che ha toccato con mano la diversità, grazie a suo fratello, Richi, disabile dalla nascita.

E non vuole fuggire, non prova vergogna. La storia di una famiglia in cui nulla è ciò che sembra e la patina di lusso e benessere cela antichi segreti e ferite mai davvero rimarginate. La storia di un amore, che quanto tutto crolla può salvarci e portarci altrove.

Cercando di raccontare la trama mi sembra di ridurre questo romanzo a uno schema prestabilito, un genere. E sarebbe un errore perché qui dentro c’è la vita vera, ci sono le luci e le ombre, gli abbracci e gli addii, i sorrisi e le lacrime. Ci siamo, credo, tutti noi.